Alice

Emissaria di R’lyeh

Description:

Aspetto fisico:

Alta circa un metro e sessanta, Alice non è molto diversa da una qualunque sedicenne. Ha lunghi capelli biondi, che è solita portare sciolti, e i suoi sottili occhi blu-verdi la rendono in un certo modo affascinante.

Il suo occhio sinistro, tuttavia, è stato sostituito dal marchio di R’lyeh. Come risultato, la pupilla è stata ridotta a un minuscolo foro così nero da assorbire la luce, circondato da un sottile cerchio di ghirigori rossastri che, pur sembrando caratteri runici, sono in realtà la manifestazione dell’incomprensibile linguaggio del Dio. Alice va particolarmente fiera di questo dettaglio anatomico, in quanto lo considera come un dono attraverso il quale R’lyeh l’ha liberata dalla sua natura umana.

Al di sopra della semplice giubba di pelle che usa come armatura, Alice indossa abiti che all’apparenza potrebbero apparire infantili, soprattutto a causa delle loro particolari decorazioni. In realtà, la bizzarra commistione di colori e i dettagli vezzosi delle sue vesti derivano dalla contaminazione della moda del Cheliax (le cui navi frequentano assiduamente le coste ove la ragazza è nata) con quella tipica delle popolazioni costiere dei Ceppi.

Profilo psicologico:

Alice ha sofferto in maniera indicibile, nella sua vita. La morte dei suoi genitori l’ha segnata profondamente, e per tutto il tempo che ha passato con Murmur la ragazza ha continuato a covare un odio silenzioso e viscerale. L’incontro con R’lyeh e le rivelazioni del Dio non hanno fatto altro che esasperare i sentimenti che si agitavano già da tempo nel suo animo.

La convivenza con il vecchio guardiacaccia ha permesso ad Alice di coltivare le virtù della pazienza e della moderazione: pertanto, nonostante la propria indole aggressiva e feroce, la ragazza ha ottime capacità di autocontrollo. Piuttosto che aggredire selvaggiamente i propri nemici, laddove possibile Alice preferirà studiarli nell’ombra per poi ghermirli come prede in una battuta di caccia.

Avendo sempre vissuto lontana dai contesti urbani, Alice ha un’idea dell’autorità abbastanza vaga. È abbastanza saggia da non sfidare la legge locale, ma avrà sempre un atteggiamento insofferente e sprezzante nei confronti del potere.

Le parole di R’lyeh hanno cambiato il modo in cui Alice guarda agli esseri umani. Davanti alla magnificenza del Dio, gli uomini le appaiono vili e malvagi, inutili al fine della grandezza della creazione. Alice li considera quindi al pari di animali da allevamento: esattamente come la loro vita, la loro morte è un evento del tutto irrilevante. Se il Dio le chiedesse di uccidere qualcuno, lei lo farebbe senza esitazione; tuttavia, perché il Dio dovrebbe interessarsi di un qualunque essere umano?

L’aver vissuto a lungo in mezzo alla natura l’ha resa curiosa e con uno spiccato senso dell’avventura. Gli insegnamenti di Murmur hanno in parte smussato questo lato del suo carattere, conferendole una certa dose di riflessività. Davanti a una minaccia sconosciuta, insomma, Alice non si lancerà all’attacco a testa bassa, ma tenterà di studiarla quanto più possibile. Caotica sì, ma con metodo.

Il suo obiettivo momentaneo è quello di uccidere gli assassini della sua famiglia, ma un fine molto più grande guida i suoi passi: recare la parola di R’lyeh fra gli esseri inferiori che ignorano la Sua grandezza. Una volta esaurita la propria vendetta, perciò, Alice si rimetterà al Dio per diventare l’emissaria della Sua parola.

Bonus: Character’s Playlist

Nozomi – Sleep Dealer

Suffer – Get Scared

Nui Harime’s Theme– Hiroyuki Sawano

Freak On A Leash – Korn

Your Best Nightmare – Toby Fox

Pyramid Song – Radiohead

Bio:

Nata in un piccolo villaggio di pescatori sulle coste dei Ceppi, Alice conduceva una vita semplice. I suoi genitori avevano atteso per molti anni l’arrivo di una figlia da viziare, e la ricoprivano di dolcezze e premure insegnandole giorno per giorno i segreti della pesca e della vita sul litorale. Incantata da quel piccolo mondo sospeso fra la terra e il mare, Alice avrebbe voluto che la sua vita continuasse così per sempre.

Ma ahimè, non fu così.

Alice aveva quattro anni quando un’orda di uomini vestiti di rosso emerse da una tempesta e si riversò nel villaggio, depredandolo e uccidendone gli abitanti. I suoi genitori la misero al sicuro in un piccolo nascondiglio sotto le assi del pavimento della loro abitazione, e da quel buco umido e freddo la bambina vide la propria famiglia trucidata da quei brutali predoni. Paralizzata dalla paura, Alice rimase immobile mentre il sangue dei suoi genitori colava sul suo volto e la sua casa veniva data alle fiamme, l’occhio di suo padre a fissarla attraverso il legname crepitante di scintille. Solo dopo un tempo incalcolabile il fuoco si estinse, ed Alice cadde in un incubo senza colori e senza suoni.

La bambina si risvegliò alla luce del sole, distesa in una radura coperta da un sottile manto erboso. Il mare sciabordava sulla battigia a poche decine di metri da lei, oltre una fitta coltre di alberi, e per un attimo Alice credette che si fosse trattato solo di un orribile incubo. Purtroppo, però, il sangue incrostato sul suo viso la riportò alla realtà, facendola precipitare in un pianto dirotto.

Dei passi alle sue spalle fecero ammutolire Alice.

C’era un uomo, nella radura. Portava con sé un secchio pieno d’acqua, e indossava un pastrano logoro con un grande mantello di lana sdrucita a coprirgli le spalle. Alice non osò nemmeno muoversi: osservò in silenzio l’uomo avvicinarsi a lei, poggiarle il secchio davanti e farsi indietro con aria contrita. “Lavati,” disse l’estraneo. “Lavati, su.”

Quell’uomo si chiamava Murmur. L’aveva trovata per caso nel villaggio ormai distrutto, richiamato dal fumo e dalla possibilità di un facile bottino, e l’aveva portata con sé nel suo piccolo accampamento vicino alla foresta adiacente. Murmur era un guardiacaccia, e non aveva figli. Teneva lontane le bestie feroci dai villaggi della costa, e occasionalmente ripuliva i luoghi in cui i pirati facevano razzia. Alice non rientrava nei suoi piani, ma per qualche motivo l’uomo non era riuscito a lasciarla lì.

Col tempo, tra Alice e Murmur nacque un rapporto simile a quello esistente tra un padre e una figlia. L’uomo le insegnò tutto ciò che sapeva sulle coste infide dei Ceppi, e cominciò inoltre a considerarla come un prezioso elemento della famiglia che non aveva mai potuto avere. Nonostante tutto, Alice aveva l’impressione che il suo mondo non fosse stato completamente distrutto.

Gli anni passarono, ed Alice divenne una fidata e abile compagna di caccia per Murmur. L’uomo arrivò a raccomandarla agli abitanti dei villaggi vicini come suo futuro rimpiazzo, e la giovane iniziò ad esplorare la costa con l’intento di disegnarne una mappa che fosse d’aiuto al padre adottivo.

Un giorno, però, Alice si imbatté in qualcosa di insolito. Stava percorrendo la costa a piedi, come sempre, e in un piccolo anfratto isolato dalle maree per mezzo di un’alta barriera di scogli e tronchi rinsecchiti trovò una piccola grotta che non aveva mai visto. Nella piccola spelonca non c’era quasi nulla: solo un piccolo rilievo roccioso scavato dall’acqua e dal vento, su cui era stato infisso un cranio nero e deforme, di un materiale ben più duro del semplice osso. Dietro l’altare, una grande falce nera era stata conficcata nella roccia, e le pareti nere e lucide per l’umidità erano completamente tappezzate di incisioni indecifrabili.

Nonostante l’inquietudine che regnava in quel luogo, Alice ne rimase stranamente affascinata, e cominciò a recarvisi sempre più spesso, fino a quando non si rese conto che c’era qualcuno, in quella grotta, insieme a lei.

Non era un essere vivente, non aveva una voce né un odore, ma in qualche modo quella misteriosa presenza le parlava. Ad Alice bastava sedere davanti al simulacro per udire la voce silenziosa dell’entità che permeava la grotta, una voce che parlava di ogni cosa. Era un Dio, quello nella grotta, e il Dio le parlava. Egli nutriva la mente della ragazza con una conoscenza misteriosa e arcana, ben più profonda del solo piano materiale, e in cambio le chiedeva solo una piccola parte del suo tempo.

La conoscenza del Dio, tuttavia, si rivelò densa di sofferenza. Egli disse ad Alice che Murmur era in realtà un complice dei pirati che avevano assassinato i suoi genitori, e che l’aveva adottata solo per scacciare i sensi di colpa dovuti ai suoi crimini ed evitare una testimonianza scomoda contro il suo operato di guardiacaccia.

In quel momento, qualcosa nella mente di Alice si spezzò. La vita che sperava di aver ritrovato era sparita, stavolta per sempre.

Ancora una volta, però, il Dio fu generoso: Egli donò ad Alice il proprio verbo, dandole l’onore di ascoltare il suo nome tremendo e meraviglioso. Alice a sua volta offrì al Dio un segno di fede, rendendogli come tributo il proprio occhio sinistro, e come ulteriore ricompensa ricevette due strumenti straordinari: la falce, segno della potestà del Dio su questo mondo, e un nuovo occhio, il marchio del Dio, più vero e perfetto di qualunque occhio umano.

Portando con sé il teschio del Dio, il suo marchio e la sua falce, Alice pose fine al miserabile inganno del suo falso benefattore. Non c’era vendetta nel suo cuore, anzi: chiudendo gli occhi, Alice avrebbe giurato che non ci fosse affatto un cuore, a battere nel suo petto.

La ragazza cominciò le proprie peregrinazioni, e dopo breve tempo il Dio le indicò il piccolo porto di Benbow. Lì avrebbe incontrato uno degli assassini dei suoi genitori, uno dei predoni dalle vesti rosse che aveva distrutto la sua casa e la sua vita. Alice partì alla volta della cittadina, la mente intenta in una fitta conversazione col suo vero salvatore.

Il Dio le aveva parlato e le aveva rivelato il suo nome: R’lyeh, mondo senza menzogne.

Alice

Pirati unchained LordEndelor AliceEmissaryOfRlyeh