Benjamin Dover

Adepto del mare

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Bio:

“Ho il nulla in mano ma presto mi imploreranno di cederglielo”, questo è sempre stato il credo di Benjamin Dover.
Figlio di un contadino e di una casalinga Ben ha passato i primi anni della sua vita nei campi a stretto contatto con la natura, tuttavia sentiva la necessità di ampliare i suoi orizzonti, la vita rurale gli stava stretta.
Spinto da un’incontrollabile necessità di avventura a 12 anni il giovane Ben raccolse i suoi pochi averi e qualche moneta d’oro dal portafoglio del padre e scappò di casa per dirigersi in città.
Nel suo vagabondare per i ceppi non passò molto tempo prima che si imbattesse in una delle famigerate bande di orfani che scorrazzavano per la città.
Affascinato dal loro stile di vita e dalla libertà di quei ragazzi decise di seguirli abbastanza distante da non essere visto e fu così che scoprì il lato più povero dei ceppi: le baraccopoli.
Perso in quel caleidoscopio di persone Ben dovette imparare ad adattarsi e così, grazie a ciò che aveva imparato nei suoi primi anni di vita in campagna iniziò a creare profumi ed unguenti dalle dubbie capacità curative ma dall’indiscusso buon odore.
Inizialmente cercò di venderli alla gente più benestante dei ceppi, ma i ricchi erano già pieni di profumi e di certo non avevano bisogno degli intrugli di un ragazzino smarrito.
Il suo primo colpo di fortuna fu trovare un marinaio addormentato sulla spiaggia, e a giudicare dal numero di bottiglie accanto a lui, ubriaco fradicio.
Ben si appostò, aspettò finchè l’uomo non fu bruciato al punto giusto e poi lo svegliò.
L’uomo emise un urlo disumano appena Ben lo scosse dal suo sonno ma il ragazzino aveva pronto un unguento all’aloe. Subito il marinaio si sentì meglio e, mentre era ancora stordito dall’alcol, promise a Ben di spargere la voce di quanto era accaduto in città.
Arrivarono così i primi clienti per Ben, inizialmente gente del posto e successivamente anche gente più abbiente.
Tutti cercavano la stessa cosa, un po’di speranza.
E così quella divenne l’attività di Ben per i dieci anni a seguire: si avvolgeva in una tunica sgargiante, cantava una ninna nanna in una lingua sconosciuta che la madre gli cantava da piccolo, accendeva dell’incenso e spalmava un po’delle sue erbe sull’ammalato di turno. Alcuni guarivano, altri soffrivano un po’di meno mentre per altri non c’era niente da fare ma i suoi riti erano sempre ben accetti.
Il secondo colpo di fortuna di Ben accadde quando un uomo trafelato venne a bussare alla porta della sua baracca.
“Presto mia figlia sta male, ha croste dappertutto e non smette di grattarsi”
Ben si ricordò di esserci già passato e quindi prese di buona lena i suoi incensi ed una buona dose d’avena che avrebbe lenito il prurito.
Esattamente come Ben aveva predetto in una settimana la bimba era guarita e l’uomo si ripresentò alla sua porta:
“Ben vorrei che tu prendessi il mare con me, ho una piccola nave ma grandi progetti e ci servirebbe qualcuno che ci favorisca il favore della divinità”
Ben non sapeva perché tutti lo associassero ad una divinità ma pensava che fossero gli incensi e le tuniche sgargianti. Ad ogni modo accettò, aveva sempre sognato di prendere il mare, esplorare nuove terre e perché no anche diventare ricco magari.

I primi arrembaggi andarono a buon fine, erano bottini piccoli ma come inizio non erano niente male. Ben scoprì che provava un certo piacere nel combattimento e nell’arrembaggio, un lato di lui che gli era sconosciuto fino a quel momento.
Il terzo colpo di fortuna di Ben non tardò ad arrivare.
Un giorno avvistarono una piccola imbarcazione che non batteva vela: il capitano impulsivo come sempre ordinò l’arrembaggio e a Ben di officiare i suoi riti.
Lui accese i suoi incensi come sempre sparse qualche erba profumata e lo scontrò iniziò.
Non passò molto però prima che la loro nave fosse completamente spazzata via poichè la goletta mostrò una potenza di fuoco che nessuno si sarebbe mai aspettato.
Ben, ferito ed inerme, iniziò ad affondare, l’unica cosa che riusciva a pensare fu quella ninna nanna.
La nenia rimbombò nella sua testa finchè perse i sensi avvolto dal freddo abbraccio del mare.
Lasciò che il mare entrasse dentro di lui, si arrese, sembrava fosse arrivata la fine.
Si risvegliò su una spiaggia tossendo acqua salata, stremato ma contento di essere vivo e con vaghi ricordi di una donna con un tricorno che gli diceva che non era ancora giunta la sua ora.
Che fosse la divinità a cui tutti la associavano?

Benjamin Dover

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