ASLAUG NIFLUNGAR

LA VALCHIRIA

Description:

C’era una volta, al centro dell’arcipelago di Azlant, una piccola isola di eterno freddo, Midgard, abitata da elfi e folletti, e controllata dal malvagio gran dragone Inferno Freddo. Aveva ghiacciato tutto, la costa, la foresta e persino il vulcano, … e ben presto si sarebbe fatto spiedini di elfi diceva! Questo fin quando Sigfrido giurò al padre di Brunilde che, per la mano di sua figlia, avrebbe ucciso anche il drago! E lo fece…si che lo fece!

ASLAUG NIFLUNGAR (LA NIBELUNGA/ POPOLO DELLE NEBBIE) “LA VALCHIRIA”
Ad una prima apparenza, Aslaug potrebbe sembrare un esile bagliore di pallida luce in una notte buia. In altre occasioni un raggio di sole in una giornata uggiosa. Positiva e allegra con tutti, in realtà molto più riservata e selettiva in privato. Crede nei legami, nel gruppo e negli dei, ma è conscia del fatto che la lealtà in questo mondo è piuttosto sottovalutata. Non c’è niente a cui tenga di più del suo copricapo, e se qualcuno glielo rubasse sarebbe pronta a uccidere.

Bio:

Ho sempre pensato che Floki (umano) “il costruttore di barche” ed Helga (elfa) “la viaggiatrice” fossero i miei genitori, fino a quando all’età di 7 anni mi resi conto che da una elfa ed un umano nasce una mezzelfa e non un elfa, quale io sono.
Vivo nell’isola di eterno freddo, Midgard, nell’arcipelago di Azlant, immersa nell’oceano arcadiano. Presenta un’ex vulcano ghiacciato al centro, circondato da una fitta foresta, e il nostro villaggio, composto da mezz’elfi, elfi e umani, più i nostri particolari coinquilini: i folletti. Si dice che siano responsabili delle forti maree che rendono la nostra isola così difficile da raggiungere. Tendenzialmente si tengono abbastanza lontani da noi, abitando principalmente la foresta e il mare.
Quando ero piccola mi capitava spesso di ballare e cantare con loro e, quando nuotavo a lungo alla ricerca dei loro sperduti regni nel mare, mi han sempre dato una mano a ritornare a casa. Appena divenni più alta di loro, iniziarono ad essere più diffidenti verso di me, facendomi supporre che certe magie sono destinate a restare nei sogni dei bambini.
Una volta perso il mio principale divertimento, iniziai ad ascoltare le storie degli adulti, soprattutto quando, come spesso accadeva, giungevano nell’isola uomini salvatisi dalla deriva delle loro navi. Parlavano di terre lontane, imperi corrotti, di liberi capitani di mare e di fantastiche avventure. Anche il mio popolo era un popolo di navigatori, ma non si avventuravano mai oltre le isole che, almeno dal vulcano (in cui amavo avventurarmi per la presenza del meraviglioso lago bollente li presente) si vedevano a filo di orizzonte.
Adoravo il mio popolo, le loro tecniche di combattimento, il muro di scudi,le rune, i canti, i rituali, ogni storia la sentivo parte del mio corpo… ma quello che mi sembrava mancasse alla mia gente era l’ambizione, la curiosità verso l’oltre, verso quel mare che continuamente mi chiamava.
Il motivo mi fu chiaro nel giorno dei miei 18 anni, quando Floki ed Helga mi spiegarono le mie origini, ed il perché tutti mi trattavano sempre con rispetto e gentilezza. I miei veri genitori sono Sigfrido e Brunilde, la fanciulla con lo scudo. Molte storie sono state narrate su di loro, imprese in quest’isola e oltre, vere oppure no, ma quello che è certo è che erano grandi vichinghi, pirati, che hanno navigato nel grande oceano, compiendo avventure, raggiungendo Valinor e la vita eterna, al fianco del più temuto capitano dei mari, Arrhyn.
Nacqui sulla loro nave, nel pieno dell’oceano arcadiano, in una notte di luna piena. Si dice che la prima cosa che vidi fu proprio il cielo, e che questo specchiandosi in me sia rimasto intrappolato nel mio occhio destro, che il buio della notte abbia dato vita ai miei capelli, e che il pallore della luna sia permeato nella mia pelle. Floki ed Helga, compagni di viaggio dei miei genitori, videro la mia nascita come presagio di ritorno, rinunciarono a Valinor e mi riportarono a casa, con lo scudo e il copricapo di mia madre, che ormai porto sempre con me, e con il bracciale di mio padre, un serpente che si morde la coda (Yormundag), talmente grande per mio esile corpo che porto come collana. Scoperto ciò, capì che il mio destino era segnato: avevo appreso quello che potevo da quest’isola, e desideravo conoscerne altre.
L’occasione mi venne 2 anni dopo, quando giunse, stranamente a favore di vele, il capitano Bjorn Birgeson, mezzelfo originante delle nostre isole, ma nato e vissuto ad Absalom. Fuggito dalla vita coloniale per desiderio di avventura, aveva sentito il bisogno di ritrovare la sua terra natia. Fu subito passione tra noi, affamati come eravamo l’uno delle storie dell’altro. Partii con lui, e per alcuni mesi pensai che il mio sogno si fosse ormai avverato. Ma ciò che scoprii purtroppo è che i pirati non sono tutti come Bjorn, ma sono per la maggior parte grezzi, avidi, disgustosi, malvagi e bestie della peggior specie. Su una nave bisogna avere un ruolo, e sembrava che nonostante la mie doti li allietassero e li ispirassero, una donna su una nave è una meretrice o una sirena. Mi dedicai alla cucina, in modo da poterli soddisfare nel palato, e nel caso bruciare il piatto dei più scortesi, ma la situazione era ormai fuori controllo. Trovo assurdo che degli uomini cosi apparentemente devoti ad una dea siano così impauriti di fronte ad una donna su una nave. Bjorn è in pericolo ormai, e abbiamo concordato che per passione non possiamo perdere la vita. mi ha consigliato di abbandonare il mare e divenire una signora di Absalom, ma questo non può accadere.
Scenderò a Benbow, e riuscirò a trovare una nuova nave, fino a quando non riuscirò ad averne una mia. Diverrò Aslaug, La Valchiria, e ogni bardo canterà le mie storie, e i corni suoneranno un giorno il mio ingresso a Valinor, per l’eternità.

ASLAUG NIFLUNGAR

Pirati unchained LordEndelor AslaugLaNibelunga